Le avventure acquatiche di Steve Zissou

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di Giulia Cardinale

Grazie alla nave Belafonte e al suo stravagante equipaggio, Steave Zissou ci conduce in un’avventura a volte statica che viaggia nel tempo introspettivo dei personaggi molto più che in quello reale.

Wes Anderson, ancora una volta, si diverte a giocare di contrasti: il senso quasi maniacale delle geometrie delle immagini contrasta con il disordine psichico dei personaggi, così come i colori molto accesi contrastano con l’atmosfera quasi angosciante che lascia presagire una catastrofe, che non si sa se arriverà: ” Non voglio rovinarvi il finale“. Per 118 minuti lo spettatore, grazie ai piani sequenza che descrivono minuziosamente il battello, viene catapultato in esso trovando una stabilità pronta a vacillare su ogni onda che si trova ad affrontare e ad ogni effetto sorpresa di cui il regista lo investe. 

Ed è tutto qui il significato del film, nell’immagine di chiusura – labirintica e claustrofobica  – che si respira sulla Belafonte. La stabilità della nave che poggia le sue fondamenta sull’instabilità del mare, da sempre simbolo di libertà e mutamento, altro contrasto andersoniano. Così come i dialoghi che assumono toni freddi e distaccati quando vengono citati lutti o tematiche profonde, mentre adottano toni più caldi e accesi quando si trattano questioni impersonali.

Il team Zissou diventa ben presto una famiglia di fatto composta da un “egocentrico, irresponsabile e maniaco” oceanografo (Steve Zissou – Bill Murray) che “odia tutti i padri e non ha mai voluto esserlo“, un ingegnere di bordo preciso e meticoloso, che si scoprirà essere un ex autista di autobus (Willem Defoe); una moglie “nata ricca e stronza” ma unico personaggio lucido della squadra, (Anjelica Houston), l’ex marito di quest’ultima “un po’ gay” e rivale di Zissou (Jeff Goldblum), una giornalista incinta e angosciata che cerca “un padre per il bambino” e che alla fine trova ” un bambino per questo padre” (Kate Blanchett), un addetto alla sicurezza che canta Bowie in brasiliano (Seu Jorge), tecnici video e audio, sette dipendenti dell’Università del Nord Alaska impiegati gratuitamente a bordo in cambio di un attestato di frequenza, soci finanziatori , un presunto figlio segreto (Owen Wilson) già pilota per la Air Kentucky e gli immancabili aiutanti fiabeschi come delfini albini, cavallucci marini multicolore, granchi zebrati e meduse luminescenti.

Si parte per cercare lo squalo giaguaro che ha ucciso il loro amico Esteban, ma durante il viaggio ognuno sembra cercare le proprie coordinate per orientarsi, perché pur essendo sullo stesso battello non è una sola bussola a fare fede in quanto ognuno ha la sua riposta accanto al suo timone . Si parte insieme, ma ciascun componente viaggia da solo. Un controsenso che lascia riflettere soprattutto nella parte finale quando, sulle note di “Staraful” di Sigur Ros, finalmente viene avvistato lo squalo giaguaro che sembra illuminare le tenebre del fondale marino con mille luci di speranza come a sancire finalmente lo spirito di avventura ritrovato. Le bussole si sincronizzano e il timone è lo stesso per tutti. Ci si era messi in viaggio non sapendo neppure se quello squalo esistesse davvero ed ora che si materializza davanti gli occhi di tutto l’equipaggio, si prende finalmente coscienza di quello che il viaggio ha rappresentato. Unica scena in cui il team è davvero un team.

Tutto arriva in maniera occasionale, lo spettatore si trova ad entrare e uscire dalle scene in maniera proporzionale alla rapsodica follia dei personaggi. Nulla è legato da un nesso di causalità: gioie, dolori, morte, vita e rinascita dei protagonisti, si mescolano nel non-tempo di Anderson e naufragano dolcemente verso la scena finale di riscatto, dove Zissou porta sulle spalle un bambino, annunciando una nuova avventura.

Ancora una volta Wes Anderson non ha rinunciato alla sua genialità nello scegliere citazioni/tributi : un sottomarino che richiama lo “yellow submarine” dei Beatles, colonne sonore delicatissime di David Bowie riadattate in portoghese dall’acustica di Seu Jorge, il personaggio di Zissou che è dedicato alla memoria del noto oceanografo e cineasta Jacques-Yves Cousteau e in ultimo solo per elencazione, c’è un ringraziamento particolare per aver omaggiato l’Italia girando tra Napoli, Ponza Ventotene e Cinecittá l’intero film. Che dire?!? Bonne voyage.

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