19 Mag

SILS MARIA

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Sils Maria (Clouds of Sils Maria) è il nuovo film scritto e diretto da Olivier Assayas (Irma Vep, Les Destinées sentimentales, Demonlover, Clean) che ha partecipato in concorso alla 67ª edizione del Festival di Cannes.

Maria Enders (Juliette Binoche) donna matura e attrice di fama internazionale, deve il successo alla pièce teatrale Maloja Snake, diretta dal suo mentore Wilhelm Melchior. In questo primo ruolo, interpretato quando era solo adolescente e cui resterà legata per tutta la vita, recitava la parte di Sigird, una ragazza ambiziosa che seduce e abbandona il suo capo, Helena, conducendola al suicidio.

Dopo vent’anni, Klaus Diesterweg, talentuoso regista americano, decide di farne il remake, offrendo alla Enders il ruolo di Helena e alla giovane diva hollywoodiana Jo- Ann Ellis, (Chloe Grace Moretz) quello di Sigird.

Solo grazie all’insistenza e ai consigli di Valentine (Kristen Stewart), assistente personale della Enders, l’attrice accetta la proposta di Klaus. Così, isolata nei paesaggi straordinari della Svizzera, Maria inizia un viaggio faticoso dentro di sé, che la obbligherà al confronto diretto con limiti, ombre e storie del passato.

Juliette Binoche, Kristen Stewart, Chloe Grace Moretz sono i tre volti femminili scelti da Assayas per rappresentare le fragilità e le insicurezze dell’animo umano, cuore di questa delicata pellicola.

Diviso in due capitoli e un epilogo, il film presenta la classica struttura della pièce teatrale, come a ribadire la sottile linea tra finzione e realtà, tra palcoscenico e vita. Nel primo capitolo è presentato il rapporto tra Maria e la sua assistente Valentine, un legame sincero e complesso che si confonde con quello di Sigird ed Helena, protagoniste del copione di Melchior.

Tra le nuvole passeggere di Sils Maria, Assayas mostra in controluce paure e contraddizioni di due donne simili che sembrano quasi sovrapporsi con i ruoli che interpretano, generando dubbi e perplessità verso il loro passato. Grazie ai luoghi liberi e incontaminati, si crea un confronto puro tra le due protagoniste che le condurrà verso la libertà. Questo trionfo è possibile attraverso l’Arte e il suo ruolo purificatorio e soggettivo, che inevitabilmente diviene sinonimo di Verità, la stessa celata metaforicamente dalle nuvole a serpente di Sils Maria.

Il secondo capitolo, incentrato sulla realizzazione del remake, vede la comparsa in scena della bella e talentuosa Chloe Grace Moretz nel ruolo della giovane diva hollywoodiana Jo-Ann Ellis, nota al pubblico più per le copertine scandalose dei tabloid che per i ruoli cinematografici. In questo secondo atto, Assayas ci delizia con una riflessione attenta e originale sul rapporto tra il cinema del passato e quello odierno. Diventa chiaro come al cinema non serva più la presenza di star internazionali di grande fascino per la realizzazione di un film di grande distribuzione. Il cinema del passato, rappresentato da Maria Enders, è fatto dagli Attori-Divi che, attraverso un indiscutibile virtuosismo recitativo, venivano considerati delle Icone. Il cinema del presente, quello di Jo- Ann Ellis, vive di attori divinizzati che impressionano il pubblico e la critica con l’atteggiamento da poeti maledetti o rockstar. Attori che molte volte si prestano ad interpretare ruoli di eroi – come nel caso di Jo Ann Ellis – senza dover aggiungere nulla al personaggio, proprio perché è la stessa tecnologia “a godere dei superpoteri”.

Sils Maria è una delicata riflessione sulla vita, sulle immedesimazioni, sui richiami e i rimandi nascosti nel tessuto delle nostre relazioni, temi che hanno sempre affascinato i più grandi cineasti.

Ma è anche un film sul cinema e il teatro, più in generale sull’ Arte, e su quello che ogni artista e spettatore sperimenta attraverso la soggettività della stessa, senza coglierne perfettamente i confini sfumati tra realtà e rappresentazione.

Sils Maria è un film che dividerà, perché richiede uno sforzo maggiore durante la visione per comprenderne i messaggi e le domande criptate, cui non sempre saremo in grado di rispondere. Una pellicola di grandi obiettivi, grazie alla struttura e ai dialoghi complessi che il regista ci regala attraverso una divina Binoche e una Stewart sempre più matura.

Un film originale e ambizioso, cui è impossibile restare indifferenti.