BARBIE DI GRETA GERWIG E’ AL CINEMA

“La femminilità è una secrezione delle ovaie o sta congelata sullo sfondo di un cielo (rosa) platonico?”

E’ la prima cosa che mi è tornata in mente sul finale di Barbie, il nuovo film di Greta Celeste Gerwig distribuito da Warner Bros Italia in tutte le sale italiane da oggi 20 Luglio.

La frase è una citazione di Simone de Beauvoir (Il secondo sesso, in Italia edito Saggiatore), filosofa che solitamente viene condivisa in occasione dell’ 8 Marzo su più social e di cui mi limiterò a consigliarne la lettura, consapevole di non trovarmi al Festival di Filosofia di Modena e di parlare, comunque, di un film ispirato ad un prodotto Mattel.

Barbie (Margot Robbie) e Ken (Ryan Gosgling) vivono a Barbie Land, un mondo perfetto dove tutte le abitanti Barbie hanno una vera Casa dei sogni, il gioco più desiderato da noi bambine degli anni Novanta (ricordo ancora il Natale 1993, quando Babbo Natale portò a me e alle mie cugine Anita e Vittoria la villa di Barbie, 3 piani con 6 stanze).

Quella di Barbie è una vita apparentemente felice sulle note di una colonna sonora dance-pop di rispetto ( Dua Lipa, Nicki Minaj, Billie Eilish per citarne alcune) ma che nasconde il preludio di una crisi esistenziale che porterà Barbie stereotipo a scoprire gioie e dolori del mondo reale ( non sono ammessi altri SPOILER).

La Barbie di Greta Gerwig e di Noah Baumbach, co-sceneggiatore, è l’ altra, l’altro dell’Uomo, un oggetto del desiderio che, acquistata consapevolezza, vuole muoversi in uno spazio dove non ha libertà.

Rendersi “soggetto” richiede azione : oggettivare il soggetto stesso, determinandolo e qualificandolo , rompendo i rapporti di dipendenza uomo – donna, decostruendo gli stereotipi, ove necessario e possibile.

Si parte, quindi, dalla soggettivazione della Barbie-donna con l’intento di ricostruire la sua identità e posizione all’interno di un sistema patriarcale (quello del mondo reale) costruito su relazioni e gerarchie per niente inclusive.

Quello che la Gerwig regala nelle due ore di intrattenimento – perché è pur sempre di un film Warner costruito ad hoc su un prodotto Mattel – è un progetto ambizioso e femminista (usiamo questa parola quando dobbiamo usarla!).

La donna barbie per soggettivarsi deve aggrapparsi alla sua femminilità senza ambire ai valori maschili, ma contrapponendo i propri. Non può accontentarsi di una tessera elettorale e qualche libertà di costume, ma deve evolversi: indipendenza, lavoro e liberazione del suo genio artistico riusciranno a segnare la via d’uscita dalla trappola della subalternità al sesso maschile.

E come ha scritto Miriam Mauti ” GRETA FOR PRESIDENT!”